07 Gen Stefano
Oltre lo sguardo, oltre il tempo
“Oltre lo sguardo” nasce per raccontare le persone prima delle loro condizioni, delle loro fragilità, delle loro diagnosi.
Nasce per restituire dignità, presenza e verità attraverso la fotografia.
Stefano Gheller doveva essere il primo volto di questo progetto.
Non ci siamo riusciti.
Stefano è mancato il 22 febbraio 2024, lasciando un vuoto enorme, umano prima ancora che simbolico.
Raccontarlo in poche righe è difficile, forse impossibile.
Ma il senso di questo spazio è proprio questo: fermarsi, guardare davvero, e non voltarsi dall’altra parte.
Una voce lucida, scomoda, necessaria
Stefano Gheller ha portato sotto gli occhi di tutti temi che molti preferiscono ignorare: la disabilità, la malattia, il fine vita, il diritto all’autodeterminazione.
Lo ha fatto con lucidità, intelligenza e una forza rara. Senza vittimismo. Senza retorica. Senza sconti.
Ha scelto di esporsi, di parlare, di spiegare.
Di farsi vedere.
La sua battaglia non era per attirare attenzione, ma per creare consapevolezza. Per costringere la società a guardare ciò che spesso preferisce tenere ai margini. La sua più grande eredità non è solo ciò che ha detto, ma come lo ha detto: con dignità, coerenza e una libertà che spiazzava.
“Stefano Gheller ha insegnato a tutti noi la libertà di morire.”
Una frase forte. Necessaria. Onesta.
Oltre la fotografia, oltre il corpo
“Oltre lo sguardo” non è solo un progetto fotografico. È un atto di responsabilità. È un invito a rallentare, a osservare, a riconoscere l’altro come persona intera, non come etichetta.
Stefano incarnava perfettamente questo senso. Il suo corpo non definiva chi fosse. La sua mente, le sue parole e il suo coraggio sì.
Anche senza uno scatto preparato e magari organizzato in studio fotografico ma con questi fatti in una nostra “gita” e un selfie a casa sua, Stefano fa parte di questo progetto. Ne è una delle fondamenta. Perché “oltre lo sguardo” significa anche questo: continuare a vedere chi non è più fisicamente davanti a noi, ma continua a parlare, insegnare, smuovere coscienze.
Un’eredità che resta
Stefano ha lasciato un segno profondo. Nel dibattito pubblico, nelle persone che lo hanno ascoltato, in chi ha avuto il privilegio di conoscerlo.
E nel mio percorso personale e fotografico.
Questo articolo non è un addio. È un grazie. È una promessa di coerenza.
È la volontà di continuare a raccontare storie vere, anche quando fanno male, anche quando sono scomode.
Stefano, sarai sempre nel mio cuore.




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